Le carte di credito tra MIF e PSD2 – emittenti e consumatori 2018-06-15T18:28:20+00:00

Serie 5 – Episodio 3

Le carte di credito tra MIF e PSD2 – emittenti e consumatori

LE CARTE DI CREDITO TRA MIF E PSD2 – EMITTENTI E CONSUMATORI

Di Andrea Viola

Negli ultimi anni, il trend delle carte di pagamento in termini di transazioni e volumi, risulta essere in costante aumento, ciononostante, in Italia l’utilizzo delle carte di pagamento è significativamente inferiore rispetto al resto dei Paesi europei. I fattori che limitano l’utilizzo delle carte nel nostro Paese si possono riassumere in tre diversi aspetti:

  • la difficoltà delle aziende italiane di vendere i propri prodotti su canali on-line,
  • i limiti della Pubblica amministrazione di accettare pagamenti elettronici
  • la limitata conoscenza dei consumatori sui vantaggi derivanti dall’utilizzo delle carte.

Infine, un fattore sicuramente da non sottovalutare, è l’anonimato (e dunque la possibilità di nero fiscale) che le carte non possono garantire a differenza dei pagamenti in contanti.

Tra le diverse novità normative, quelle che potenzialmente presentano i maggiori impatti sul mercato delle carte di pagamento e sul loro utilizzo, sono l’inserimento del tetto massimo sull’Interchange Fee e la trasparenza dei costi.

In un sistema a quattro parti, si presuppone l’esistenza di due soggetti distinti in qualità di Issuer e Acquirer, ovvero di un Issuer che stipula un contratto con il consumatore titolare della carta e di un Acquirer che sottoscrive un contratto di convenzionamento con l’esercente in modo da accettare i pagamenti con carta effettuati sul proprio terminale. Per tali servizi, l’Acquirer addebita all’esercente una commissione chiamata “Merchant Service Charges – MSC”, che comprende la commissione dello schema, il costo per il servizio di acquiring e l’Intercharge fee. L’Interchange fee è quindi la commissione, a carico dell’Acquirer, da versare all’Issuer, e che difatti viene trasferita tramite la MSC sugli esercenti prima e sui consumatori poi.

Il tetto massimo imposto sull’Interchange fee potrebbe avere diversi impatti sui soggetti presenti all’interno dello schema di pagamento.

Gli ISSUER potrebbero vedere i propri ricavi ridursi mentre gli ESERCENTI otterrebbero un risparmio che decideranno se trasferire o meno ai consumatori riducendo i prezzi di vendita. Inoltre la maggiore trasparenza che gli ACQUIRER dovranno garantire agli esercenti potrebbe portare questi ultimi alla ricerca di servizi di acquiring più economici, aumentando la pressione competitiva sugli Acquirer.

Al fine di non veder ridurre i propri ricavi, la strada più semplice da percorrere per gli Issuer, sarebbe quella di aumentare le commissioni fisse per la sottoscrizione della carta verso i CONSUMATORI. Tuttavia, tale scelta potrebbe portare i consumatori a considerare servizi di pagamento alternativi (ad es. e-wallet) disincentivando difatti, nel medio termine, l’uso delle carte di pagamento.

Tale scenario non sembrerebbe avvantaggiare il consumatore, tuttavia, come spesso accade, sarà il MERCATO e come i suoi partecipanti reagiranno al cambiamento, che misurerà la bontà e l’efficacia dei requisiti regolamentari.

Figura 1 – Lo schema a 4 parti

Figura 1 – Lo schema a 4 parti