AISP o PISP: Opportunità o Concorrenza? 2018-06-15T18:29:04+00:00

Serie 6 – Episodio 1

AISP o PISP: Opportunità o Concorrenza?

 

AISP o PISP: Opportunità o Concorrenza?

 

Di Chiara Scattone  e Luca  Pozzoli

Attraverso la Direttiva UE 2015/2366, “Payment Service Directive II” (PSD2), il Regolatore europeo si pone quale obiettivo quello di promuovere lo sviluppo di un mercato interno dei pagamenti al dettaglio efficiente, sicuro e competitivo rafforzando la tutela degli utenti dei servizi di pagamento, sostenendo l’innovazione e aumentando il livello di sicurezza dei servizi di pagamento elettronici. La PSD2 introduce una serie di innovazioni tra cui nuovi soggetti non bancari che potranno avere un impatto molto significativo (e negativo) soprattutto per le Banche e gli enti creditizi:

  • I Payment Initiation Service Providers (PISP), sono prestatori di servizi di pagamento che offriranno a tutti gli utenti, che hanno un conto di pagamento online, la possibilità di avviare un’operazione di pagamento direttamente dal proprio conto (ad es. per l’acquisto di beni o servizi tramite internet) senza l’utilizzo di una carta di credito.
  • Gli Account Information Service Providers (AISP), sono prestatori di servizi di pagamento che offriranno a tutti gli utenti che hanno un conto di pagamento accessibile online, la possibilità di aggregare le informazioni dei propri conti in un unico strumento.

Le conseguenze sembrano scontate: le banche nel giro di poco tempo potrebbero perdere la relazione diretta con la propria clientela, perdendo così una relazione privilegiata di lunga data che comporterà l’erosione della cappa protettiva verso il loro pubblico fino ad annientarla, e diminuendo sensibilmente le opportunità di cross-selling e up-selling che rappresentano una parte molto importante della revenue. In pericolo anche la fedeltà al marchio, che per alcuni istituti bancari è già stata compromessa dalle recenti vicende.

La conseguenza di tutto questo appare chiara. La regolamentazione di queste due tipologie di “attori” attuata dalla PSD2 introduce la nascita di nuovi schemi di pagamento, in grado di mettere a rischio la posizione degli attori storici del mercato: gli Istituti Bancari. Ad oggi è possibile individuare, per le Banche, tre tipologia di impatto:

  • Costi di adeguamento: l’obbligo di esposizione di servizi alle TPP tramite interfaccia dedicate, comporterà un aggravio economico per le realtà bancarie che dovranno dotarsi di un sistema di API Management per permettere l’interazione con le TPP per l’offerta di servizi di pagamento e di informazione sui conti agli utenti.
  • Perdita di volume di business: strettamente connessa alla capacità delle Banche di far fronte alle nuove sfide imposte dalla normativa e dalle innovazioni nel campo dei pagamenti digitali, i PISP (Payment Initiation Service Providers) permetteranno ai consumatori di effettuare operazioni di pagamento online per l’acquisto di beni e servizi direttamente tramite il proprio conto di pagamento senza accedere all’home banking. Il servizio dunque faciliterebbe l’accesso agli utenti ai servizi di pagamento, agevolando le transazioni nel mercato dell’e-commerce e garantendo al contempo una maggiore sicurezza. È evidente come un aumento delle transazioni di questo tipo, potrebbe provocare una sensibile diminuzione dell’uso delle carte prepagate senza Iban.
  • Nuovo scenario competitivo: l’introduzione dei Payment Initiation Service Providers (PISP) e degli Account Information Service Providers (AISP) potrebbe, però, avere un impatto strategico rilevante per le Banche, ridefinendo e ampliando il loro modo di fare business. L’apertura delle proprie interfacce per garantire l’accesso alle informazioni potrebbe, per esempio, essere sfruttata dalle Banche stesse per creare un ecosistema che colleghi diversi fruitori di servizi e informazioni, allo scopo di modificare la tipologia di relazione con i propri clienti e offrire un servizio di Customer Experience innovativo.

A questo punto appare ragionevole ipotizzare una trasformazione del mercato dei pagamenti che imporrà alle Banche una radicale rivisitazione del proprio business model, in maniera da essere competitivi con i nuovi soggetti non bancari e da non perdere l’immenso vantaggio che a oggi detengono e che è rappresentato dalle molteplici informazioni che le Banche custodiscono e dalla propria caratteristica specifica, ovvero quello di fare raccolta di pubblico risparmio e di esercitare il credito (art. 10 del TUB)